La stagione segreta di Vivaldi

La Stampa – 12/09/2008
CLAUDIA FERRERO
INVIATA A CORTAZZONE (AT)

"Il prete rosso", l’amore nascosto del grande musicista veneziano

Star barocca, violinista superbo e una furia nel comporre i 550 concerti che ci ha lasciato. Eppure questo tassello di vita sul «Prete Rosso» è una primizia. Agosto 1711: Vivaldi sta sulla banchina del porto di Genova in attesa di una nave che non arriverà mai. A bordo, la donna che ama, Laura Padovan, e Antonio, il loro figlioletto di un anno. Della nave non si saprà più nulla, affondata in una tempesta tra l’Inghilterra e l’Italia. E nulla si saprà del dolore del musicista, celato ai più, visto l’abito talare che portava da otto anni. «E’ un avvenimento sconosciuto della vita di Vivaldi, scoperto in un manoscritto dello stesso anno a firma del capitano del porto di Genova – racconta Liana Marabini, storica, sceneggiatrice e regista, che al musicista ha dedicato cinque anni di ricerche e ora una fiction tv -. I dettagli stanno in una lettera, io sono partita da questo episodio di sofferenza per ricostruire la sua vita».


Vivaldi, il Prete Rosso sta prendendo corpo tra la Reggia di Venaria, Torino (città vivaldiana quanto Venezia, qui sono conservati i suoi autografi) e il castello di Cortazzone nell’Astigiano. «Rosso», dal colore dei suoi capelli, nota vezzosa di un religioso ricordato per come era solito trascurare i suoi doveri a dir messa, per non parlare dei pettegolezzi sulle sue presunte amicizie femminili, su tutte quella con la cantante Anna Girò. «Le donne lo guardavano e lo desideravano, non ricambiate. Nelle lettere che gli inviavano scrivevano: "Padre Vivaldi ha i capelli che tutte noi vorremmo avere". Ma lui era austero, e malgrado la storia d’amore finita tragicamente, intoccabile, e forse proprio per questo così affascinante», spiega la regista, che dalla sua passione per la storia ha già tratto Lepanto, Platina e I reietti del Medioevo. Sullo schermo il compositore sarà interpretato dall’attore teatrale scozzese Steven Cree. «Sono stata folgorata dalla somiglianza. L’unico ritratto certo del musicista è, paradossalmente, una caricatura fatta da un contemporaneo nel 1723: è senza parrucca, e i capelli rossi sono lunghi e sciolti. Proprio come Steven. I preti avevano l’obbligo di averli corti, ma il patriarca di Venezia era stato indulgente con lui visto che era amato».

Nella scena iniziale della fiction, girata al lago della Reggia di Venaria, Vivaldi fa il bagno nudo, spiato da un gruppo di damigelle. Quando si riveste e le ragazze scoprono che è un prete, scappano come se avessero commesso un enorme peccato. «Ecco, è una scena simbolica di quella che sarà tutta la sua vita – spiega Steven Cree, 28 anni, reduce a Londra dal musical Moulin Rouge -. Era un uomo giovane e desiderato, che lottava contro la castità. Semmai, si chiedeva, le tentazioni erano quelle naturali di un uomo, o erano segnali del Diavolo? Credo che se avesse desiderato le donne più di ogni cosa, avrebbe lasciato il sacerdozio. Di certo la sua grande passionalità la riversava nelle opere che componeva».

Nel cast, alcuni figli d’arte dove la musica, classica o rock, è di casa: James Jagger, figlio di Mick e Jerry Hall, che interpreta Alessandro Grimani, pupillo di Vivaldi; Clemency Burton-Hill, violinista, figlia del biografo di Leonard Bernstein, che fa la donna amata dal compositore; e poi Alessandra Martines, ricca veneziana con il sogno della danza; e Roberto Zibetti (Centopassi, Radiofreccia, Non ho sonno), direttore dell’Ospedale della Pietà, geloso di Vivaldi. La fiction è una co-produzione tra l’inglese Condor Pictures, l’italiana Liamar Media World e Liamar Editions del Principato di Monaco, sugli schermi nel 2009. Colonna sonora di Claudio Scimone con i Solisti Veneti, i costumi sono del premio Oscar Franca Squarciapino. Nota curiosa: nel ruolo del Doge di Genova Vincenzo Durazzo recita Giuseppe Durazzo, discendente diretto, praticamente il suo sosia.

«Vivaldi era 70 per cento prete, 20% artista e 10% uomo. Un uomo con grandi valori morali e responsabilità, abituato a celare i sentimenti – sintetizza la regista -. Mi piacciono i grandi personaggi storici, credo che oggi più che mai ci sia bisogno di esempi positivi. Ecco perché la mia prossima fiction si occuperà di Sant’Agostino: vedo molte, troppe similitudini tra il IV secolo e la confusione di valori che regna nel nostro».