Lambert: divento abate per raccontare Mendel

AVVENIRE, 4 dicembre 2009
DI FLORA D’ESCALZI

In qualche modo Christopher Lambert torna ad essere un Higlander, un «eroe immortale»: non con il kilt scozzese, ma nei panni di un sacerdote e scienziato cattolico che molto ha fatto per il progresso dell’umanità: Gregor Johann Mendel, il biologo vissuto a metà dell’ 800, autore di fondamentali scoperte sulle leggi dell’ereditarietà.


L’attore francese ieri era a Roma per presentare il film tv The Gardener of God, proiettato in anteprima all’Auditorium Giovanni Paolo II dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum a Roma. Nel cast fra gli altri anche Maria Pia Ruspoli e Anja Kruse, mentre la pellicola ed è stata girato in Piemonte, a Salzburg e in Austria. Per Lambert, attore spesso sprecato in film di cassetta, finalmente l’occasione «di cimentarsi in un ruolo diverso dal solito clichet hollywoodiano, quello di un uomo di fede che però è stato anche un grande scienziato. Un tema di estrema attualità al giorno d’oggi ». Sempre affascinante, in elegante giacca e cravatta blu, Lambert non esita ad indossare con credibilità l’abito talare in un film, dice, «che ha il pregio di riscoprire e valorizzare uomini che hanno dato un apporto determinante all’umanità intera».

L’obiettivo della regista Marabini, già autrice di un film tv su Vivaldi, «è riscoprire i grandi personaggi della Chiesa, che hanno portato ricchezza intellettuale e spirituale». Per la regista «oggi i laici dovrebbero stare più attenti ed avere più sensibilità verso gli uomini di Chiesa. Invece di scagliarsi su quei pochi esempi negativi di cui leggiamo spesso sulla stampa, bisognerebbe andare alla scoperta delle centinaia di sacerdoti che lavorano silenziosi, aiutando tutti».

«Può sembrare un paradosso, ma Sant’Agostino affermava che ‘la vera trasgressione è seguire le regole’. Ed è esattamente quello che ci ispirano oggi i valori cattolici, seguire le regole» aggiunge la regista. «Sono regole di buon senso – ha proseguito la Marabini – semplici, che forse fanno parte di tutte le religioni, ma che piano piano si sono perse, sostituite da modelli e valori che hanno reso l’uomo infelice. Mai come oggi le persone, a tutti i livelli, hanno accesso a tutte le informazioni, hanno la possibilità di realizzarsi, hanno modo di valicare i limiti sociali e diventare qualcos’altro. Eppure, i denominatori comuni sono solitudine e infelicità. Il motivo è semplice: assistiamo ad una mancanza di Dio generalizzata. Per questa ragione, chi fa cultura ed informazione dovrebbe aiutare gli altri a riscoprire Dio, li aiuterebbe a ritrovare un equilibrio ed un’interiorità che porta alla felicità».

Tra i prossimi progetti della regista ci sono film sul curato d’Ars, sul cardinale Newman e sulla battaglia di Lepanto.